La riforma universitaria regolamentata con DM 509/1999 ha prodotto un ordinamento, che ha articolato i corsi di studio in una Laurea triennale di primo livello, cui può fare seguito una Laurea specialistica di secondo livello, di durata biennale. La riforma è stata aggiornata con DM 270/2004, che ha portato ad un nuovo ordinamento, con la revisione delle classi di lauree e la sostituzione della laurea specialistica con una nuova laurea qualificata con l’aggettivo “magistrale”.

 

Le tradizionali lauree sono articolate in classi di laurea (triennali e specialistiche/magistrali).

 

La tradizionale laurea in Pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale è rientrata nel sistema 3+2, quindi organizzata in due diverse classi:

 

la classe di laurea triennale (contraddistinta dal numero 7) in Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale; dal 2004 classe di laurea triennale (contraddistinta con la sigla L-21), e il nuovo nome di Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale, ciò ha portato ad un ampliamento significativo della formazione di base inglobando anche la componente paesaggistica

 

la classe di laurea specialistica (contraddistinta dal numero 54/S) in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale; dal 2004 classe di laurea magistrale (contraddistinta dalla sigla LM-48), che mantiene ancora il nome in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale

 


 

 

Ogni ateneo sceglie le lauree e i titoli relativi che vuole attivare e li identifica con un nome a propria scelta. Le lauree sono raggruppate in classi, definite dal Ministero dell’Università, che danno valore legale al titolo. Questo significa che nel certificato di laurea triennale si troverà scritto sia il nome locale scelto dell’ateneo (per esempio «laureato in Sistemi informativi territoriali»), sia il relativo nome della classe nazionale d’appartenenza della laurea («Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale», se riferito all’ordinamento del DM 509/1999 oppure «Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale» se riferito al nuovo ordinamento del DM 270/2004).

 

L’autonomia degli atenei ha prodotto anche una sorta di rimescolamento delle discipline, seppur all’interno di tabelle nazionali unificate. Per questo la tradizionale laurea in Urbanistica è stata via via aperta in molte sedi universitarie, anche quelle tradizionalmente lontane dai percorsi formativi di architettura o quelli di ingegneria, come per esempio Agraria. Alla fine potremo avere una sorta di laureato “polifonico”, a diverse specializzazioni tecniche, ma senza una comune base disciplinare; per questo l’AssUrb sostiene l’iscrizione ai percorsi formativi innestati sulle scuole di architettura, quelli tradizionalmente vicini alla disciplina, quelli che maggiormente caratterizzano la sua tecnicalità.

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L'offerta formativa dell'Università Italiana per l'anno accademico 2010-2011

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