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Territorio come bene comune. La lotta dell’assessora

segnalato da: Daniele Rallo

fonte: http://www.carta.org/

 

 

 

 

Da sempre impegnata nella difesa dei beni comuni e per la radicalizzazione della democrazia, Anna Marson, docente di urbanistica allo Iuav di Venezia, è  assessore regionale all’urbanistica della regione Toscana. A Terra Futura ci sta con naturalezza ed ha infatti collaborato promuovendoci all’interno un convegno, la mattina di domenica 22 maggio, sul progettato parco agricolo della Piana Firenze Prato con la partecipazione di Vandana Shiva. Abbiamo parlato con lei delle possibilità di agire concretamente per il bene comune che sempre l’ha appassionata: il «territorio».

 

 


Il movimento per l’acqua bene comune sta dimostrando in questi ultimi anni una vitalità straordinaria. Non sta avvenendo lo stesso per quanto riguarda il territorio: eppure l’assalto della cementificazione è sotto gli occhi di tutti. Che cosa occorre fare perché anche su questo tema le coscienze si risveglino?

 

In Toscana mi sembra ci sia da parte dei cittadini, dei diversi attori sociali, una maggiore vitalità anche sui temi della ‘cementificazione’.?Questo può a prima vista apparire paradossale, perché qui, almeno dal punto di vista quantitativo, c’é stata comunque anche negli anni trascorsi una minor cementificazione rispetto a gran parte del resto d’Italia. Questa maggior reattività può essere interpretata come una spia del fatto che, fino a che il degrado non è troppo avanzato, la speranza di poter migliorare riesce a rimanere viva.?In ogni caso una maggior cura del territorio è una posta in gioco più complicata della (ri)pubblicizzazione dell’acqua: non basta un referendum e una decisione sull’assetto delle società di gestione, servono politiche parsimoniose e lungimiranti insieme a una cura costante da parte di tutti gli abitanti d’un territorio.

 

Quando si assiste ad un conflitto che riguarda l’uso del territorio, in particolari per quanto riguarda le «grandi opere», l’impressione è spesso di trovarsi di fronte a dei poteri inscalfibili. C’è modo di far emergere, dal punto di vista istituzionale, gli interessi più deboli, dei soggetti meno rappresentati per riequilibrare la partita?

 

La regione Toscana da questo punto di vista aveva previsto, con la legge 69/2007, una innovazione importante, ovvero la possibilità di attivare una procedura ?di dibattito pubblico, sul modello del debàt publique francese, per discutere nel merito i pro e i contro dei progetti di grandi opere. A oggi, purtroppo, non c’è modo di dire se questo dispositivo fosse effettivamente in grado di far emergere gli interessi meno rappresentati, perché non è stato finora mai applicato.

 

Una delle difficoltà di avviare un governo di area vasta sembra quello dell’atteggiamento dei sindaci che grazie alla forte legittimazione politica tendono a fare come se il territorio fosse «casa loro». Ci sono delle esperienze di collaborazione positiva che ti piace ricordare?

 

Come ripeto spesso, la legge regionale 1/2005 in materia di «governo del territorio» contiene un’interpretazione abbastanza estremista della sussidiarietà locale,? lasciando la Regione [e le Provincie] senza alcun strumento di comando e controllo, ma affidando la coerenza degli atti alla valutazione [in generale autovalutazione] e alla partecipazione. Le procedure di valutazione e partecipazione assumono quindi un ruolo essenziale, che non sempre trova riscontro nelle pratiche effettivamente attivate, anche perché richiedono un consistente cambiamento nella cultura non solo dei Sindaci e degli assessori ma anche dei funzionari delle amministrazioni comunali.?Ciò detto, ci sono diversi Sindaci bravi che ce la stanno mettendo tutta per essere all’altezza del compito loro affidato, e alcuni di questi si pongono esplicitamente il problema di come contribuire a cambiare il modello di sviluppo del proprio territorio, individuando prospettive coerenti con il patrimonio territoriale locale. Nel fare i nomi rischierei di dimenticarne qualcuno!

 

Il governo centrale persevera con politiche predatorie nei confronti dell’ambiente, tra le altre cose preoccupano le politiche riguardanti le coste, tema su cui tu hai lavorato in particolare per quanto riguarda i porti turistici. Cosa pensi possa fare la Regione per arginare la deregulation decisa a Roma?

 

Per quanto riguarda il recente decreto per il cosiddetto «sviluppo» ci stiamo lavorando da prima della pubblicazione per individuare le diverse azioni regionali necessarie.?Probabilmente presenteremo ricorso, perché il ruolo della Regione nel governo del territorio, previsto dalla Costituzione come «competenza concorrente» rispetto a quella statale, ne esce ridotta a competenza che può essere definita come puramente attuativa e integrativa.? Al di là del ricorso, stiamo comunque lavorando per proporre una legge di iniziativa consiliare, in stretto raccordo con i miei uffici, per poter specificare l’attuazione dei diversi incentivi previsti per l’intervento nelle aree urbane degradate entro il termine brevissimo dei 60 giorni imposti dal governo, termine superato il quale entrano altrimenti automaticamente in vigore le disposizioni del decreto legge.?Per le coste, avevamo già ipotizzato, e inserito come previsione nel Prs [programma regionale di sviluppo] un Progetto Coste con cui garantire criteri e parametri di riferimento per la gestione della costa e delle sue trasformazioni. Si tratterà ora di vedere se può essere lo strumento idoneo per affrontare le novità introdotte al riguardo dal decreto.

 

Dal tuo osservatorio: a che punto è la sensibilità ambientale dentro la sinistra?

 

Nei programmi di governo e nelle politiche che ne conseguono mi sembra che ci si sia affidati un pò troppo allo slogan della green economy, che di fatto a volte s’è potuto verificare come sottenda speculazioni finanziarie legate agli incentivi spropositati concessi dal governo per i grandi impianti delle cosiddette energie rinnovabili, piuttosto che negoziazioni fra pochi decisori in merito alla riconversione di grandi impianti, e così via.?La sensibilità ambientale comprende ovviamente molte altre tipologie d’azione, che tuttavia se vengono rappresentate come astratte rispetto al territorio e al paesaggio in cui si collocano, rischiano di essere affidate solo alle pur importanti scelte (spesso di consumo) individuali, senza necessariamente saper e voler contaminare l’azione collettiva. ?Più che di solo ambiente, concetto importante ma in genere un pò astratto dai lcaratteri specifici di ciascun luogo, mi piacerebbe si parlasse un pò di più di territorio e di paesaggio.

 

Quale iniziativa, o progetto, promossa da assessora, ritieni possa pienamente rappresentarti?

 

Le azioni promosse da una assessora o assessore sono ovviamente sempre corali, nel senso che vanno costruite insieme alla struttura tecnica e amministrativa e condivise dalla giunta. Le diverse azioni da me portate avanti in questi mesi sono tutte un pò mie e al tempo stesso un pò figlie d’altri!  ?Ciò detto, ritengo la sfida di perfezionare i contenuti della legge regionale in materia di governo del territorio, e la redazione del piano paesaggistico, due banchi di prova decisivi. E penso che il progetto del parco agricolo della piana compresa fra Firenze e Prato, di cui discuteremo anche a Terra Futura con il contributo di Vandana Shiva, rappresenti l’occasione per verificare la consapevolezza anche della sinistra rispetto alla necessità di ridare forma, senso e sostenibilità territoriale alle urbanizzazioni contemporanee.

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