Urbanistica Informazioni

ECTP-CEU: uno sguardo sul decennio 2010-20. Parte prima

Markus Hedorfer – UI n. 296 – marzo-aprile 2021     

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Sono ormai passati più di dodici anni da quando, dalle righe di questa nostra rubrica, abbiamo parlato l’ultima volta dell’ECTP-CEU, vale a dire della federazione europea delle associazioni di urbanisti e pianificatori territoriali.

Dodici anni sono tanti. Soprattutto per i colleghi più giovani che nel gennaio 2009, data del nostro ultimo articolo con taglio europeo, a firma di Virna Bussadori, brillante presidente dell’ECTP-CEU in quel periodo, magari non erano nemmeno ancora iscritti all’università. È pertanto doveroso un riassunto di quel che è successo in questo periodo e spiegare che cos’è questa federazione continentale. Lo facciamo nell’ambito di più articoli consecutivi perché, per quanto sintetica possa essere l’esposizione, dodici anni non si raccontano su una doppia pagina.

Che cos’è l’ECTP-CEU

Nasce nel 1985 con il nome bilingue francese-inglese Conseil Européen des Urbanistes – European Council of Town Planners e le rispettive due sigle CEU e ECTP, unite nel 2008 in ECTP-CEU. Per comodità, in italiano, lo si continua a chiamare anche solo CEU – Consiglio europeo degli urbanisti. Era stato preceduto da un cosiddetto Comitato di collegamento tra l’allora CEE e gli urbanisti privati stabiliti nei paesi membri della Comunità, questi ultimi rappresentati dalle “associazioni e istituti nazionali degli urbanisti” (1). Gli istituti e le associazioni che hanno firmato, in occasione della giornata mondiale dell’urbanistica 1985, quella che è oggi nota come Founding Charter (2) erano l’italiana ASSURB, l’olandese BNS, la fiamminga BNS, la vallone CUB, l’irlandese IPI, il britannico RTPI e la francese SFU, a cui si sono aggiunti l’anno successivo la spagnola AETU, la tedesca SRL e la portoghese SPU. A marzo del 1988 la federazione si è costituita in associazione di diritto belga adottando un proprio statuto e dei regolamenti interni che ne hanno disciplinato il funzionamento e le regole per l’adesione.

Durante gli anni successivi diversi istituti e associazioni nazionali hanno chiesto di aderire all’ECTP-CEU, tra cui nel 1997 anche l’italiano INU, sebbene la sua natura sia diversa dalle altre associazioni nazionali che in primo luogo sono organizzazioni di urbanisti più che di urbanistica. Nel momento in cui scriviamo, l’ECTP-CEU è costituito da 23 membri effettivi e 11 membri di altra natura, questi ultimi senza diritto di voto nelle assemblee generali e che sono organizzazioni, anche accademiche, che gravitano attorno al mondo dell’urbanistica e della pianificazione territoriale, ma che non rappresentano direttamente i pianificatori professionali.

Con un’ampia revisione di statuto e regolamento alla fine del 2008, proprio sotto la presidenza Bussadori, era stata sostituita l’ormai obsoleta dizione inglese “town planner” con la più attuale “spatial planner”, lasciando tuttavia inalterate la sigla ECTP, per una questione di continuità, e tutta la parte francese del nome, dato che il termine francese “urbaniste” viene generalmente inteso come comprensivo sia della componente “urbana”, sia del più generale concetto “territoriale” o, in inglese, “spatial”. La norma secondo cui ogni stato europeo potesse essere rappresentato da un solo membro effettivo, salvo i casi eccezionali di Belgio e Italia, veniva mantenuta e rafforzata. Più recentemente, nel 2018, in un documento di programmazione pluriennale interno (3) a seguito di una discussione vivace durata più di due anni, veniva rafforzata l’idea che i membri effettivi dovessero essere organizzazioni volte a rappresentare i professionisti e la professione più che il campo disciplinare.

Percorriamo ora, in ordine cronologico e seguendo le pubblicazioni a cura dell’ECTP-CEU, le attività della nostra federazione europea durante questo decennio lungo.

2010 – Quindici passi verso la coesione territoriale

Di coesione territoriale in ambito europeo e CEU ha già scritto Virna Bussadori nel numero 220 di UI di luglio-agosto 2008. Due anni più tardi, Jan Vogelij, componente storico dell’ECTP-CEU e predecessore di Bussadori alla presidenza, redige questo importante libro (4) di 69 pagine che nasce a partire da altre due pubblicazioni precedenti, la Nuova Carta di Atene del 1998 (5), interamente rivista nel 2003 (6), e la Checklist Try It This Way (7) del 2002, una delle prime guide di sviluppo sostenibile a livello locale, nata con il sostegno finanziario della Provincia di Bolzano. Il lavoro è integrato da una ricerca della TU Delft coordinata dallo stesso Vogelij e da una serie di contributi da parte di esponenti del direttivo dell’ECTP-CEU. Offre una panoramica esaustiva dello stato dell’arte in quel momento in materia di coesione territoriale, politiche europee, sviluppo sostenibile, visione degli urbanisti europei, proponendo approcci pratici alla pianificazione e un modello di governance per la coesione territoriale. La pubblicazione, disponibile solo in versione cartacea, è purtroppo esaurita.

2012 – Addendum di Istanbul

A circa otto anni dalla pubblicazione della seconda edizione della Nuova Carta di Atene, si è percepita l’esigenza di procedere a un’ulteriore integrazione del testo. Nuove sfide e avvenimenti non del tutto prevedibili nel 2003 richiedevano un riconoscimento esplicito anche da parte di quella che quindici e dieci anni prima era stata concepita come la carta fondamentale del lavoro di urbanisti e pianificatori territoriali, ambientali e paesaggistici. Tra queste la crisi finanziaria del 2008 e, tra il 2004 e il 2007, l’allargamento dell’Unione Europea a ben dodici stati dell’area centroorientale, fatto che ha condizionato in modo significativo tutto il continente, che costituisce la “base sociale” dell’ECTP-CEU, anche la parte fuori dall’UE. Nasce così l’addendum che viene approvato all’assemblea generale dell’ECTP-CEU di Istanbul (8) il 9 giugno 2012. Vi si riafferma la validità della Nuova Carta di Atene. Ma vi si parla anche della crescente importanza dell’economia urbana e metropolitana, del nuovo paradigma rurale in una nuova geografia economica, della riformulazione del concetto di policentricità, dell’individualità di luoghi e regioni, così come chiaramente della questione dei cambiamenti climatici, che già era presente nella Carta del 2003, ma che ora costituisce una preoccupazione sovrastante tutte le altre in tema di pianificazione territoriale, come si afferma nel testo.

Un’importante aggiunta riguarda anche i ruoli dei pianificatori. All’inizio dei quattro “impegni” elencati nella Carta — persona di scienza, progettista e visionario, consulente politico e mediatore, manager urbano — è stato inserito un quinto, o meglio primo, impegno, quello di leader del cambiamento, che si fa interprete delle politiche e tendenze europee e sovranazionali e ne promuove l’attuazione a livello nazionale, regionale e nella propria sfera locale e professionale.

La Nuova Carta di Atene del 2003, con le modifiche dell’addendum di Istanbul, è poi confluita nella Carta della pianificazione europea del 2013 (9), della quale scriveremo nel prossimo numero di Urbanistica Informazioni.

2012 – Revisione della deontologia professionale

Fin dalla sua fondazione nel 1985, l’ECTP-CEU ha posto molta attenzione alla formulazione, perlomeno a grandi linee, di un codice deontologico per urbanisti. Il primo codice era stato inserito direttamente nella Founding Charter, costituendo il suo Allegato C. Ciò anche in considerazione del fatto che all’epoca nella maggior parte dei paesi europei gli urbanisti erano o completamente sprovvisti di normativa deontologica oppure erano costretti a conformarsi alle regole pensate e formulate per altre professioni, come per esempio gli architetti. In Italia, quella dell’urbanista o pianificatore territoriale era all’epoca una professione non regolamentata e privo di codice deontologico proprio. L’unica organizzazione che rappresentava gli urbanisti in Italia — l’ASSURB, membro fondatore dell’ECTP-CEU — si è pertanto immediatamente dato un codice adottando e adattando quello europeo del 1985.

Dopo il 1985, la nostra professione è chiaramente mutata in modo significativo, con un crescente riconoscimento anche formale e pertanto maggiori responsabilità nelle amministrazioni pubbliche europee. Ma è stata anche la società nel suo insieme a porre nuove sfide e richiedere nuove sensibilità, come per esempio l’inclusività etnica, sessuale, di genere, culturale, religiosa, anagrafica e tra diverse abilità. Anche il ruolo di nuovo crescente degli attori privati nei processi di pianificazione ha richiesto una maggiore attenzione al rispetto degli interessi della collettività e dell’agire secondo scienza e coscienza, imponendo ora in modo esplicito il divieto della stipula di contratti contrari a questi principi.

Nel 2012, l’ECTP-CEU ha così anche riscritto il codice di 27 anni prima. Il testo (10) è rimasto piuttosto breve (3000 battute contro le 2500 della prima versione) perché è rimasto fermo il principio secondo cui spetta alle associazioni nazionali redigere i codici veri e propri, conformandoli ai sistemi legali dei singoli stati e recependo i contenuti del testo europeo che si limita ad affermare i principi della deontologia professionale.

L’anno successivo, nell’ambito della redazione della Carta della pianificazione europea, nella quale è confluito anche questo testo, è stato riaffermato in via definitiva che si tratta di principi di deontologia professionale, superando perciò definitivamente il concetto di requisiti del 1985.

2011-2016 – Studio sul riconoscimento delle qualifiche professionali

Ancora un anno prima, nel 2011, era stato istituito un gruppo di lavoro interno all’ECTP-CEU, coordinato da Henk van der Kamp, sullo stato dell’arte nei vari paesi europei del riconoscimento dei percorsi di formazione professionale degli urbanisti e pianificatori. Di questo, degli esiti di questo studio e di altri documenti scriveremo nel prossimo numero di Urbanistica Informazioni.


Note

  1. Il nome ufficiale inglese/francese del Comitato di collegamento era, nella sua prima versione Liaison Committee between the European Economic Community and Town Planners in Private Practice established in the Member Countries of the Community – Comité de liaison entre la Communauté économique européenne et les urbanistes exerçant à titre privé établis dans les pays membres de la Communauté. Successivamente il nome era stato cambiato in Liaison Committee between the Associations and the National Institutes of Town Planners in the Member Countries of the European Community – Comité de liaison entre les associations et les instituts nationaux d'urbanistes dans les pays membres de la Communauté européenne. Si veda il sito Internet dell’UIA – Unione delle associazioni internazionali al suo indirizzo https://uia.org.
  2. Il titolo ufficiale della Founding Charter è International Agreement and Declaration by the National Institutes and Associations of Professional Town Planners within the European Economic Community. Può essere letta online sul sito Internet dell’ECTP-CEU nella sezione “About us”, voce “Founding charter”.
  3. Il documento ECTP-CEU as the European spatial planning reference organisation in 2020, in breve ESPRO 2020, era stato adottato come base di discussione nel 2016 e approvato, con modifiche sostanziali, nel 2018. Tuttavia, dato il suo carattere di documento di lavoro interno, destinato a essere ulteriormente modificato in futuro, non è stato messo a disposizione del pubblico.
  4. Jan Vogelij. Fifteen steps towards territorial cohesion. Spatial planning guidance. ECTP-CEU, Bruxelles 2010.
  5. ECTP-CEU. La Nuova Carta di Atene 1998. Edizione italiana, con allegata anche la versione originale inglese. Alinea, Firenze 2000. In commercio ne sono rimaste disponibili alcune poche copie. Sono disponibili online i testi delle versioni inglese e francese sul sito Internet dell’ECTP-CEU, nella sezione “Publications”, e sul sito web dell’ASSURB agli indirizzi http://www.urbanisti.it/docs/nca/nca1998_en.pdf e nca1998_fr.pdf.
  6. ECTP-CEU. La Nuova Carta di Atene 2003. Seconda edizione italiana, con allegata anche la versione originale inglese. Alinea, Firenze 2004. La versione cartacea è esaurita. È disponibile online il testo della versione inglese sul sito Internet dell’ECTP-CEU e sul sito web dell’ASSURB in http://www.urbanisti.it/docs/nca/nca2003_en.pdf.
  7. ECTP-CEU. Try it this way – Sustainable development at the local level. ECTP-CEU & Autonomous Province of Bolzano – South Tyrol. Le edizioni inglese, francese, italiana e tedesca sono disponibili sul sito Internet dell’ECTP-CEU nella sezione “Publications”. L’edizione italiana porta anche il sottotitolo “La guida del Consiglio Europeo degli Urbanisti per i pianificatori territoriali e urbanisti”.
  8. ECTP-CEU, Draft Istanbul Addendum to the New Charter of Athens. Bruxelles, giugno 2012. Il documento è disponibile nella sezione “Publications” del sito Internet dell’ECTP-CEU.
  9. Vincent Goodstadt, Luc-Émile Bouche-Florin, Paulo Correia. The Charter of European Planning. Edizione bilingue inglese-francese. Bruxelles 2013. Illustrazioni di Yves Fauvel. Traduzione francese di Charlotte Bouche-Florin. La pubblicazione è disponibile nella sezione “Publications” del sito Internet dell’ECTP-CEU.
  10. ECTP-CEU. Draft Principles of Professional Conduct. Based on Annex C of the founding charter (1985 Charter of Amsterdam) and updated 2012. Il documento è disponibile nella sezione “Publications” del sito Internet dell’ECTP-CEU.